Finalmente si torna a viaggiare. Il 2026 non era iniziato nel migliore dei modi, ma si è fatto perdonare facendoci arrivare a destinazione senza troppi intoppi. La meta scelta è ricaduta sulla bellissima ed autentica Chios, un’isola ancora poco conosciuta capace di sorprenderci fin dal primo momento.
Appena arrivati, la sensazione è stata immediata: qui il turismo non ha ancora cambiato l’identità del luogo…e meno male!
Chios è la quinta isola più grande della Grecia (dopo Creta, Evia, Lesvos e Rodi), e questo si percepisce subito nella varietà dei paesaggi, nelle distanze e nella quantità di luoghi da scoprire, spesso molto lontani tra loro.
È famosa in tutto il mondo per la masticha, una resina naturale che si ricava dal lentisco (Pistacia lentiscus) e che cresce esclusivamente in questa parte dell’isola; la raccolta è ancora oggi manuale, lenta, quasi rituale… tanto da essere conosciuta come “oro bianco”.
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Dove si trova Chios
Chios si trova nel Mar Egeo nord-orientale, a pochi chilometri dalla costa turca. Questa posizione ha influenzato profondamente la sua storia, rendendola un punto d’incontro tra culture diverse, ancora oggi visibili nell’architettura, nei villaggi e nelle tradizioni locali.
Breve storia di Chios
La storia di Chios è lunga, complessa e profondamente intrecciata con la sua posizione strategica nel Mar Egeo. L’isola è stata abitata fin dall’antichità e, grazie alla sua posizione tra Grecia e Asia Minore, ha sempre avuto un ruolo importante nei traffici marittimi e negli scambi culturali.
In epoca antica Chios era già conosciuta per il commercio del vino e per la sua produzione culturale; si dice anche che qui sia nato Omero, anche se la questione resta parte della tradizione più che della certezza storica. Durante il periodo classico, l’isola fu una delle poche città-stato ioniche a mantenere una certa autonomia, sviluppando una forte identità marittima e commerciale.
Con l’arrivo dell’epoca bizantina, Chios divenne un importante centro religioso e strategico, lasciando tracce ancora oggi visibili soprattutto nei monasteri e nelle chiese disseminate sul territorio, come il Monastero di Nea Moni, uno dei più significativi esempi dell’arte bizantina in Grecia.
Nel corso dei secoli successivi, l’isola passò sotto diverse dominazioni, tra cui quella genovese e poi ottomana, che hanno lasciato segni evidenti nell’architettura, nei villaggi fortificati e nella struttura stessa di molti centri abitati.
Uno degli eventi più drammatici della sua storia è il massacro di Chios del 1822, durante la guerra d’indipendenza greca: migliaia di abitanti furono uccisi o ridotti in schiavitù, e l’isola subì una devastazione quasi totale. Questo evento segnò profondamente la memoria collettiva e contribuì a rafforzare il legame di Chios con la Grecia moderna.
Oggi, nonostante le ferite del passato, l’isola ha mantenuto una forte identità culturale e tradizionale. La produzione della masticha, in particolare, è diventata il simbolo della sua resilienza: una risorsa unica al mondo che continua a rappresentare Chios a livello internazionale.
Cosa fare e vedere a Chios
Quando si parla di cosa fare e vedere a Chios, bisogna dimenticare l’idea di un unico centro turistico. L’isola è ampia, frammentata e va scoperta lentamente, spostandosi tra nord e sud.
Il vero valore sta proprio qui: villaggi medievali, monasteri bizantini, borghi sospesi nel tempo e tradizioni ancora vive si alternano senza soluzione di continuità.
I villaggi della masticha
I Mastichochoria sono i villaggi del sud, dove la produzione della masticha scandisce ancora i ritmi della vita quotidiana. In totale sono circa 24 villaggi, ma a nostro avviso, quelli da non perdere assolutamente, perché rappresentano al meglio identità, storia e tradizione locale, sono i seguenti.
Pyrgí

Pyrgi è uno dei villaggi più iconici dei Mastichochoria; si tratta di un borgo medievale nato intorno al XIII secolo dalla fusione di diversi insediamenti circostanti, in un periodo in cui l’isola era sotto l’influenza della Serenissima Repubblica di Genova. L’impronta genovese è ancora oggi visibile nell’impianto urbanistico e nella struttura compatta del villaggio, pensato secondo logiche difensive tipiche dell’epoca.
Una delle caratteristiche più distintive di Pyrgí, unica nel panorama dei villaggi greci, è proprio la decorazione delle sue facciate. Le abitazioni sono ricoperte da motivi geometrici chiamati xysta, che trasformano l’intero centro abitato in una sorta di architettura decorata a cielo aperto.
Questi disegni vengono realizzati incidendo lo strato superficiale dell’intonaco esterno: si parte da una base chiara che, una volta lavorata, viene graffiata seguendo schemi precisi, creando così contrasti netti tra fondo e linee del motivo. Il risultato è un effetto visivo molto particolare, con geometrie scure che emergono su superfici bianche.
L’origine di questa tecnica viene generalmente collegata all’influenza genovese, che durante la sua presenza sull’isola ha introdotto elementi artistici e costruttivi di derivazione mediterranea. Nel tempo, questa lavorazione si è radicata profondamente nel villaggio, diventando uno degli elementi più riconoscibili e identitari di Pyrgí.
Passeggiare tra i suoi vicoli significa entrare in un luogo dove architettura e storia si intrecciano in modo unico; ogni angolo racconta una tradizione ancora viva, sospesa tra passato e presente, di dettagli e storia.
Mestá

Mestá è, invece, il villaggio medievale più imponente e meglio conservato dell’isola. Costruito tra il XIV e il XV secolo, nel periodo in cui l’isola era sotto l’influenza genovese, Mestá nasce con una funzione ben precisa: proteggere la comunità locale e la preziosa produzione della masticha. L’intero villaggio è infatti progettato come una struttura difensiva compatta, quasi un unico edificio collettivo, con case addossate l’una all’altra e un impianto urbano pensato per resistere a eventuali incursioni.
L’ingresso avviene ancora oggi attraverso antiche porte ad arco che in passato potevano essere chiuse per isolare completamente il borgo. Una volta dentro, ci si ritrova in un vero e proprio labirinto di vicoli stretti e pavimentati in pietra, dove è facile perdersi — ma è proprio questa la sua particolarità.
Le abitazioni sono tutte collegate tra loro da passaggi interni e archi in pietra, creando un sistema urbano continuo e protetto. Passeggiare a Mestá significa attraversare secoli di storia ancora perfettamente leggibili nell’architettura: silenzio, ombra e pietra dominano l’atmosfera, con un ritmo che sembra non essere cambiato da centinaia di anni.
Al centro del villaggio si trova la piazza principale, uno spazio più aperto dove si concentra la vita quotidiana, soprattutto nelle ore serali. Qui si trovano alcune taverne, bar e la chiesa principale, la Chiesa dei Taxiarchi, uno degli edifici religiosi principali del villaggio. La sua posizione e la sua architettura raccontano il ruolo centrale della religione nella vita della comunità nel corso dei secoli.
Oggi Mestá è uno dei luoghi più suggestivi di Chios anche se, secondo nostro parere soggettivo, ci ha dato l’impressione di esser stato un pò “ricostruito” per il turismo.
Olympi

Ha un carattere più raccolto e autentico rispetto a Pyrgí e Mestá, meno scenografico rispetto ad altri, ma proprio per questo estremamente interessante. Anche qui la storia è fortemente legata alla coltivazione della masticha, elemento che ha modellato per secoli la vita quotidiana e l’organizzazione del villaggio.
Il borgo si sviluppa secondo uno schema medievale semplice ma compatto, con case in pietra addossate tra loro e vicoli stretti che creano un piccolo labirinto interno. Passeggiare a Olympi significa muoversi in un contesto dove il tempo sembra scorrere più lentamente, tra silenzi, architettura tradizionale e dettagli che raccontano una vita ancora profondamente legata al territorio.
Uno degli elementi più particolari è la piazzetta centrale che rappresenta il cuore pulsante del villaggio. Qui si svolgevano, e in parte si svolgono ancora, momenti di incontro della comunità, in un ambiente protetto e caratteristico che rende Olympi diverso dagli altri villaggi della zona.
Le strade interne conservano ancora l’impianto originale, con passaggi stretti e collegamenti tra le abitazioni che riflettono la necessità storica di protezione e coesione. Non ci sono grandi attrazioni turistiche, ed è proprio questa, secondo noi, (l’assenza di “elementi costruiti”) a rendere il villaggio interessante: Olympi si visita lentamente, lasciandosi guidare dalla sua struttura e dalla sua autenticità.
È uno di quei luoghi che non colpiscono per monumentalità, ma per atmosfera; un tassello importante per comprendere la vita quotidiana nei Mastichochoria e il legame profondo tra comunità e territorio; il ritmo è lento, le strade sono silenziose e si percepisce una forte continuità con la vita quotidiana e con la tradizione della masticha.
Vessa
Vessa è uno dei villaggi più antichi dell’isola di Chios e rappresenta un tipico esempio di comunità medievale nata dall’unione di quattro piccoli insediamenti. La sua origine è strettamente legata a esigenze difensive, in un periodo in cui le incursioni piratesche nel Mar Egeo erano frequenti e rendevano necessario vivere in luoghi protetti e facilmente controllabili.
Il villaggio venne infatti costruito in una posizione strategica e organizzato secondo un impianto fortificato, con una torre di avvistamento e un sistema di mura che circondava il nucleo originario. Questa struttura permetteva agli abitanti di difendersi e allo stesso tempo di mantenere un controllo sul territorio circostante.

Con il passare del tempo e l’aumento della popolazione, Vessa iniziò ad espandersi oltre le mura iniziali. Le abitazioni vennero costruite anche all’esterno del perimetro difensivo, dando origine alla configurazione attuale del villaggio, dove la parte medievale si integra con ampliamenti più recenti senza perdere coerenza.
Oggi il villaggio conta circa 100 residenti permanenti, un numero che raddoppia nei mesi estivi, quando alcuni abitanti fanno ritorno ed il ritmo del villaggio diventa leggermente più vivace, pur restando sempre molto tranquillo.
Passeggiare per le viuzze di Vessa significa attraversare un intreccio di stradine in pietra e archi tradizionali che si aprono gradualmente verso il centro del villaggio, fino a raggiungere la piccola piazza principale. Tra gli elementi più significativi spicca l’antico ingresso fortificato conosciuto come “Tou Gurou i Porta”, insieme a una torre circolare perfettamente conservata, testimonianza del passato difensivo dell’insediamento.
Il villaggio ospita anche importanti luoghi di culto, come la chiesa dell’Assunzione della Vergine Maria, che funge da cappella principale, e la chiesa di Agios Dimitrios, famosa per la sua iconostasi in legno intagliato, esempio della tradizione artistica bizantina. Di particolare interesse è anche il busto del patriarca Costantino V, figura legata alle origini del villaggio e alla sua identità storica e religiosa.
A Vessa si conserva anche una tradizione profondamente legata alla cultura locale: la produzione della souma, il distillato ottenuto dai fichi. Questo prodotto tipico di Chios non è solo una bevanda, ma un vero rito sociale. La sua distillazione, conosciuta come “kazanisma”, è ancora oggi un momento di incontro e convivialità che coinvolge la comunità, trasformando il lavoro in una piccola festa fatta di condivisione, ospitalità e tradizione.
Oltre al suo nucleo storico e alle stradine in pietra, qui si trovano anche due caffè tradizionali situati nella piccola piazza centrale, veri punti di ritrovo della comunità locale.
Noi ci siamo fermati a pranzo da “Euánemos”, un locale semplice ma curato, dove abbiamo trovato piatti deliziosi, genuini e legati alla cucina del territorio. Un’esperienza autentica, servita con grande semplicità e a un prezzo davvero irrisorio… tanto da meritare senza dubbi un “approved!”.
Nonostante le dimensioni ridotte e l’assenza di attrazioni turistiche classiche, Vessa ci ha colpito proprio per la sua autenticità: un luogo semplice, silenzioso e profondamente legato alla sua storia, dove ogni elemento racconta ancora oggi la vita quotidiana di un tempo.
Elata
Elata si trova a circa 24 km da Chios Town e a meno di 5 km da Vessa, in una zona semi-montuosa dell’isola a circa 190 metri di altitudine. È un villaggio compatto, costruito su un terreno collinare, dove l’architettura tradizionale si adatta perfettamente alla morfologia del territorio.
Il borgo nasce dall’unione di antichi insediamenti bizantini e conserva ancora oggi una struttura tipica dei villaggi difensivi. Le abitazioni sono costruite molto vicine tra loro e in alcuni punti risultano collegate al primo piano, mentre al livello inferiore si sviluppa una rete di vicoli stretti e passaggi che si intrecciano tra le case, creando un impianto urbano fitto e caratteristico.
Secondo la tradizione, il nome del villaggio deriverebbe da un’espressione di richiamo utilizzata dalle sentinelle — “Venite, Venite! (in greco Elate! Elate!)” — rivolta agli abitanti dei piccoli insediamenti vicini per invitarli a entrare nel villaggio fortificato in caso di pericolo, soprattutto durante le incursioni dei pirati.
Ancora oggi sono visibili tracce della struttura originaria, come le due porte storiche Exo Porta e Kato Porta, oltre ai punti in cui un tempo sorgevano alcune torrette di difesa periferiche.
Nel centro del villaggio si trova la chiesa parrocchiale della Santissima Trinità, costruita nel 1902 al posto dell’antica torre centrale che dominava l’insediamento. Accanto si conserva la chiesa di Agios Ioannis, risalente al XIV-XV secolo, uno degli edifici religiosi più antichi della zona.

Nei dintorni si contano inoltre numerose cappelle e piccole chiese, testimonianza della forte tradizione religiosa locale. Tra queste, Agios Makarios è considerata una delle cappelle più antiche di Chios.
Di particolare importanza spirituale è anche il Monastero di Panagia Faneromeni – “Elatousena”, fondato a metà del XIX secolo, che custodisce un’antica icona lignea intagliata e un’immagine della Vergine Maria venerata ancora oggi dagli abitanti.
Tra storia e luoghi simbolo dell’isola di Chios
Prima di entrare nel dettaglio di due delle tappe più iconiche di Chios, Anavatos ed il monastero di Nea Moni, vale la pena fare un passo indietro e leggere il territorio attraverso la sua storia.
Come già detto in uno dei primi paragrafi, Chios è un’ isola che ha vissuto secoli di dominazioni, commerci e resistenze, dove ogni villaggio, ogni strada in pietra ed ogni edificio religioso racconta ancora oggi le tracce di questo passato complesso. La sua posizione strategica nell’Egeo l’ha resa un punto di passaggio e di conflitto, ma anche un crocevia culturale dove tradizioni diverse si sono sovrapposte nel tempo.
Questa stratificazione storica è ancora visibile nei suoi luoghi simbolo: dai villaggi fortificati dell’interno ai monasteri bizantini immersi nella natura, fino agli insediamenti abbandonati che raccontano pagine più dure della sua storia. È proprio in questo contesto che si inseriscono Anavatos e Nea Moni, due luoghi profondamente diversi ma accomunati dalla capacità di rappresentare l’anima più storica ed autentica dell’isola.
Nea Moni
Il monastero di Nea Moni è uno dei luoghi più importanti e simbolici dell’ isola, nonché uno dei massimi esempi di arte bizantina in tutta la Grecia. Oggi è riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità UNESCO, grazie al valore eccezionale dei suoi mosaici e alla sua rilevanza storica e spirituale.

Fondato nell’ XI secolo in epoca bizantina, il monastero nasce – secondo la tradizione – da un evento leggendario legato a tre monaci che avrebbero indicato il luogo sacro in cui costruirlo. Successivamente, con il sostegno dell’imperatore Costantino IX Monomaco, Nea Moni divenne un importante centro religioso e monastico, dotato di grande prestigio e ricchezza.
Il cuore del complesso è il Katholikon, la chiesa principale del monastero, celebre per i suoi straordinari mosaici bizantini che decorano l’interno. Le scene raffigurate, realizzate con una tecnica raffinata e luminosa, rappresentano episodi della vita di Cristo e sono considerate tra le più importanti testimonianze artistiche del periodo medio-bizantino.
Ancora oggi il monastero conserva un’atmosfera di grande quiete e isolamento, immerso nella natura collinare dell’isola di Chios. Nonostante i danni subiti nel corso dei secoli, tra cui il terremoto del 1881, Nea Moni resta uno dei luoghi più significativi e visitati dell’ isola.
Il complesso è anche un importante luogo di pellegrinaggio, soprattutto durante la Settimana Santa, quando il monastero diventa punto di riferimento spirituale per fedeli e visitatori, che vi si recano per vivere momenti di raccoglimento e devozione.
La dimensione storica del sito si unisce a quella emotiva nella cappella della Santa Croce, situata vicino all’ingresso. Qui viene ricordato uno degli episodi più tragici della storia dell’isola: il massacro del 1822.
Durante la guerra d’ indipendenza greca, circa 3.500 persone, in gran parte donne e bambini, trovarono rifugio nel monastero. Tuttavia, la maggior parte di loro, insieme ai monaci, fu uccisa proprio il giorno di Pasqua del 1822, in uno degli eventi più drammatici della storia di Chios.
All’ interno della cappella è presente un ossario con teche di vetro, dove sono conservate alcune delle ossa delle vittime. La visita a questo spazio lascia un’ impressione profonda e difficile da dimenticare, trasformando Nea Moni non solo in un luogo di arte e spiritualità, ma anche di memoria storica.

Anavatos
Il villaggio di Anavatos è uno dei luoghi più impressionanti dell’isola, spesso definito una “città fantasma” per la sua posizione isolata e per il suo aspetto rimasto immutato nel tempo. Arroccato su una roccia granitica a circa 450 metri di altitudine e circondato da profonde gole, è conosciuto anche come il “Mystras dell’Egeo”, per la sua struttura compatta e scenografica.

Il nome deriva dal verbo greco anaveno, “scalare”, un riferimento diretto alla sua posizione difficile da raggiungere. Secondo la tradizione, il villaggio nacque grazie a un gruppo di tagliatori di legna che arrivarono sull’isola per contribuire alla costruzione del monastero di Nea Moni; come ricompensa, ricevettero queste terre e decisero di stabilirsi qui.
Sulla sommità si sviluppa il nucleo originario, con il castello e un fitto intreccio di case costruite una accanto all’ altra, perfettamente adattate alla roccia. A differenza di altri villaggi dell’ isola, qui non si trovano vere tracce della presenza genovese: l’ unico elemento riconducibile a quel periodo è la torre centrale, successivamente trasformata nella chiesa dei Taxiarchis.
Passeggiando tra i resti si percepisce ancora la struttura medievale: vicoli stretti, scalinate irregolari e muri in pietra che seguono il profilo naturale del terreno. Tutto contribuisce a creare un ambiente unico, dove architettura e paesaggio si fondono completamente.
Anche la storia di Anavatos è segnata da eventi drammatici, in particolare durante il massacro del 1822, quando gli Ottomani assediarono il villaggio, causando distruzione e vittime. Alcuni abitanti riuscirono a fuggire via mare, trovando rifugio a Syros, dove fondarono il quartiere di Anavatousika nella città di Ermoupoli.
Oggi il villaggio conta pochissimi residenti ed è diventato una meta molto apprezzata da chi visita Chios. Nonostante l’atmosfera silenziosa e quasi immobile, qui si trovano anche una piccola taverna e alcune panchine, perfette per fermarsi, riposare e godersi il panorama immersi nella natura.
Fortezza di Chios Town
Nel cuore del capoluogo si trova una delle testimonianze storiche più importanti dell’isola: il Castello di Chios. Più che una semplice fortificazione, si tratta di un vero e proprio quartiere abitato, dove il tempo sembra scorrere a un ritmo diverso rispetto al resto della città.
Le sue origini risalgono all’epoca bizantina, anche se l’aspetto attuale è il risultato di numerosi interventi avvenuti nel corso dei secoli, in particolare durante le dominazioni genovese e ottomana. Questa stratificazione storica è ancora ben visibile nelle mura, nelle torri e negli edifici che si incontrano passeggiando al suo interno.
Circondata da imponenti mura difensive e da un fossato, la fortezza ha avuto per secoli un ruolo strategico fondamentale nella protezione di Chios Town.
All’interno si trovano diversi monumenti storici di grande interesse, tra cui il Palazzo di Giustiniani, gli antichi bagni turchi e la suggestiva Porta Maggiore. Elementi che raccontano un vero e proprio viaggio nella storia dell’ isola, tra influenze bizantine, genovesi e ottomane.
Oggi la fortezza è ancora abitata e rappresenta una delle zone più caratteristiche della città. Non è la classica attrazione monumentale, ma un luogo da vivere lentamente, lasciandosi guidare tra le sue stradine e scoprendo dettagli che raccontano secoli di storia.
Agios Isidoros (Sykiada)
Tra i luoghi più particolari e fotografati dell’ isola, c’è la piccola chiesa di Agios Isidoros, conosciuta anche come Agios Isidoros Sykiada, situata poco dopo il villaggio di Sykiada, non lontano da Chios Town.
Quello che la rende unica è la sua posizione: la chiesa sorge su un minuscolo isolotto roccioso collegato alla terraferma da una sottile passerella in pietra, a pochi passi dal mare. L’insieme crea uno scenario molto scenografico, soprattutto con il contrasto tra il bianco della chiesa e il blu intenso dell’ acqua.
Dedicata a San Isidoro, secondo la tradizione, il luogo sarebbe legato al suo martirio. Oggi la chiesa è anche una delle location più scelte per la celebrazione dei matrimoni, grazie all’ atmosfera romantica e alla forte suggestione del contesto naturale. Non a caso, ha dato il nome anche alla spiaggia vicina, particolarmente frequentata nei mesi estivi.
Nonostante le dimensioni ridotte, Agios Isidoros è uno dei simboli più riconoscibili di Chios, perfetto per una sosta veloce ma memorabile.
I mulini di Chios

Nella zona settentrionale di Chios Town, nell’ area storica di Tabakika, si trovano alcuni dei mulini a vento più caratteristici dell’ isola. Questo quartiere, un tempo cuore industriale legato alla lavorazione del cuoio, conserva ancora oggi tracce evidenti del suo passato produttivo.
I mulini a vento di Tabakika sono strutture in pietra a torre, sviluppate su due piani e alte circa 10 metri. Furono realizzati dopo il devastante terremoto del 1881, in un periodo di ricostruzione che coinvolse anche le attività economiche della città.
In origine, questi mulini erano parte integrante del sistema delle vicine concerie, i cosiddetti tabakika, dove tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo si lavorava il cuoio, una delle risorse economiche più importanti per l’isola.
Oggi i mulini rappresentano un vero e proprio simbolo identitario di Chios.
Museo della masticha di Chios

Il Museo della Masticha di Chios si trova nel sud di Chios, nella zona dei Mastichochoria, ed è una tappa ideale per capire in modo semplice ma chiaro cosa rende questa parte dell’ isola così speciale.
Il museo racconta la storia della masticha, dalla pianta del lentisco fino alla raccolta ed ai suoi utilizzi nella vita quotidiana. Il percorso è moderno, ben organizzato e facile da seguire, con elementi multimediali che rendono la visita piacevole e mai pesante.
Quello che ci è piaciuto è il collegamento diretto con tutto quello che si vede nei villaggi del sud: dopo averli visitati, il museo aiuta davvero a mettere insieme i pezzi.
La visita continua anche all’esterno, tra gli alberi di masticha, e si conclude con uno spazio dove si possono acquistare prodotti locali o fare una breve sosta.
L’ingresso al museo è stato offerto in collaborazione con la Piraeus Cultural Foundation.
Lezioni di cucina nel villaggio di Pitios con Evi
A Pitios, piccolo villaggio autentico situato nel nord dell’isola di Chios, abbiamo vissuto un’esperienza unica.
Insieme a @evi_katsioni e alla sua dolcissima mamma abbiamo imparato a preparare gli “Cherisia”, una pasta fatta in casa che racconta tradizione, gesti antichi e amore per la cucina di famiglia. Mani in pasta, risate e quella semplicità che solo i luoghi veri sanno regalare.
Viaggiare è anche questo: condividere, imparare, sentirsi a casa… anche dall’altra parte del mare.
Cherisia – Alcune info da sapere
Durante la cooking class abbiamo scoperto che cherisia (o herisia) non è solo un termine tecnico ma viene da cheri, “mano”, e indica tutto ciò che è fatto a mano. Mentre impastavamo, ci siamo accorti che la forma ricorda molto i nostri “pizzarieddi”, ma con una differenza curiosa: per modellarli non si usa il classico ferretto delle nonne italiane, bensì lo stelo della ginestra odorosa, chiamata qui sparto.



Prima ancora di arrivare sul tavolo da lavoro, però, questo stelo viene preparato con cura: si scelgono i rami più giovani e dritti, si elimina la parte esterna per ottenere un’anima bianca e liscia, e spesso vengono lasciati asciugare al sole o passati rapidamente sul fuoco. Un gesto semplice, ma che racconta quanto tutto sia legato a pratiche antiche e concrete.
Poi arriva il momento più affascinante: il movimento delle mani; un piccolo pezzo d’impasto viene avvolto intorno allo stelo e lavorato con un gesto rapido e ritmico dei palmi, quasi come a scaldarsi le mani.
Questa cooking class è stata offerta in collaborazione con O Cafenes tou Giorgi.
Dove dormire a Chios
Scegliere dove dormire a Chios è una parte fondamentale dell’organizzazione del viaggio, perché l’isola è più grande di quanto sembri e le distanze possono incidere molto sugli spostamenti quotidiani.
Non esiste una base unica ideale per tutti: la scelta dipende da che tipo di esperienza si vuole vivere: c’è chi preferisce la comodità della città, chi cerca l’atmosfera autentica dei villaggi e chi invece punta al mare e al relax.
Chios Town – “1906 City Garden”


Durante la nostra permanenza sull’isola di Chios, abbiamo avuto il piacere di essere stati ospitati dalla struttura “1906 City Garden“, una dimora neoclassica del 1906 trasformata in casa vacanze, una struttura che unisce il fascino storico dell’edificio con tutti i comfort moderni.
Offre camere climatizzate con bagno privato e Wi-Fi, ed è composta da 5 camere da letto, con una capacità fino a 13 persone, quindi adatta anche a famiglie o gruppi.


Gli spazi comuni sono uno dei punti più belli della struttura: una grande zona giorno luminosa con divani, TV, libreria e zona pranzo, che rende l’ambiente molto accogliente.


Super apprezzata è stata anche la cucina in comune, ampia ed attrezzatissima, che abbiamo utilizzato più volte per preparare la cena e poi mangiare sul terrazzo.
La casa ha un solo ingresso principale, un balcone interno che affaccia sul quartiere ed un terrazzo con scorcio mare, perfetto per i momenti di relax.


La colazione è semplice ma tipica: spanakopita, choriatiki, pane, marmellate, tsoureki (durante il periodo di Pasqua), caffè, di tutte le nazionalità (o quasi), e succhi.

Un ruolo importante lo ha avuto Kyra Aspasia, che gestisce tutto personalmente con grande attenzione e ospitalità, dalla colazione alla cura quotidiana della struttura.
Per noi è stato anche un ottimo punto strategico per esplorare l’isola, soprattutto perché, come abbiamo già detto, Chios è molto più estesa di quanto ci si aspetti: durante il viaggio abbiamo percorso oltre 800 km.
Questo soggiorno è stato offerto in collaborazione con 1906 City Garden.
Consigli su dove dormire se non vuoi fare troppi km
Se non si vogliono affrontare lunghi spostamenti ogni giorno, il nostro consiglio è quello di organizzare il soggiorno in modo più “spezzato”.
In estate, infatti, Chios si presta benissimo a una divisione tra nord e sud dell’ isola, così da ridurre i tempi di percorrenza e vivere meglio le diverse zone:
- a sud, una buona base può essere Emporió, un piccolo villaggio sul mare, molto tranquillo, con poche strutture e taverne autentiche,
- a nord invece c’è Lagkada, un villaggio costiero rilassato e silenzioso, perfetto per esplorare la parte settentrionale dell’isola senza stress.
Chios – come arrivare
Raggiungere Chios non è immediato, ma è proprio questo uno dei motivi per cui l’isola conserva ancora un carattere autentico e poco turistico.
Non esistono voli diretti dall’Italia, e per fortuna aggiungiamo, quindi è necessario fare uno scalo, generalmente ad Atene oppure a Salonicco, con le compagnie aree di Aegean Airlines, Olympic Air o altre realtà minori come Sky Express.
In alternativa, si può raggiungere l’isola anche via mare, combinando il volo con un traghetto:
- Volo per Atene + traghetto
- Volo per Atene + volo interno
- Volo per Samos + traghetto
- Volo per Salonicco + volo interno
- Volo per Mykonos + traghetto
Le spiagge di Chios
Le spiagge di Chios meritano sicuramente un capitolo a parte, perché sono molto varie e distribuite su tutta l’ isola, ognuna con caratteristiche diverse. Si passa da baie di sabbia scura a calette più selvagge e isolate, fino a spiagge più organizzate ma comunque semplici, alcune sono perfette per il relax totale, altre decisamente più naturali e incontaminate.

È importante però sottolineare una cosa: Chios non è l’ isola giusta se si cercano spiagge di ogni comfort o stabilimenti attrezzati ovunque. Molte spiagge sono completamente selvagge, lasciate come la natura le ha create e soprattutto, chi sogna sabbia bianca o dorata da cartolina potrebbe rimanere un po’ deluso…qui il paesaggio è diverso, più autentico e meno “levigato” rispetto ad altre isole greche più turistiche.
Non ci soffermiamo troppo qui perché dedicheremo un articolo specifico alle spiagge dell’isola, ma possiamo dire che rappresentano una parte fondamentale del viaggio e cambiano molto a seconda della zona in cui ci si trova.
Come muoversi a Chios
Una volta arrivati, il modo migliore per muoversi a Chios è senza dubbio l’auto. L’isola è grande e i collegamenti con i mezzi pubblici sono limitati, quindi avere un mezzo proprio permette di visitare con calma villaggi, spiagge e zone più remote.
Noi abbiamo noleggiato la nostra auto da Kar Auto, a circa 700 metri dal porto di Chios Town, e possiamo dire di esserci trovati davvero molto bene. L’auto era ben tenuta, pulita e pronta all’uso, mentre il servizio clienti — soprattutto tramite WhatsApp — è stato rapido ed estremamente disponibile. Uno degli aspetti che abbiamo apprezzato di più è stata la semplicità del noleggio: non è richiesta carta di credito né deposito cauzionale, cosa non così scontata.
Abbiamo prenotato direttamente dal loro sito inserendo i dati di un normale bancomat, pagando poi la restante parte una volta arrivati sull’isola, con la possibilità di scegliere tra contanti o carta.
Il nostro consiglio
Per concludere questo articolo informativo su Chios il nostro consiglio in generale è quello di dedicare all’isola almeno 7 giorni pieni: non tanto per riuscire a vederla tutta, ma per iniziare davvero a comprenderla, viverne i ritmi e apprezzarne le diverse anime.
È una destinazione perfetta sia in estate che in primavera, soprattutto durante il periodo di Pasqua, proprio come abbiamo fatto no.
Un rapido promemoria:
Ricorda che noi di “Greece Travel Experts” siamo qui per guidarti nella pianificazione del tuo viaggio unico ed autentico in Grecia aiutandoti, così, step by step.
Se non hai trovato quello che stavi cercando o hai bisogno di una consulenza per il tuo prossimo viaggio, o di un itinerario personalizzato non esitare a contattarci, faremo del nostro meglio per aiutarti.
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